Quello che viviamo… è davvero quello che accade?
“L’illusione più pericolosa è quella che esista soltanto un’unica realtà.” — Paul Watzlawick
Ti è mai capitato di vivere un evento che, raccontato da un’altra persona, sembrava completamente diverso? O di sentire qualcuno dire “per me la realtà è questa”, mentre tu la vedevi in tutt’altro modo? Queste situazioni ci mettono davanti a una domanda fondamentale: cos’è davvero la realtà?
Nel mondo del costruttivismo e dell’approccio strategico, la risposta è chiara, quanto rivoluzionaria: la realtà non è ciò che accade, ma ciò che costruiamo nella nostra mente, attraverso la nostra percezione, il nostro linguaggio e le nostre esperienze. Comprendere questo principio ci aiuta a vedere le cose in una luce più profonda e autentica. Perché se tutto ciò che viviamo è frutto di una costruzione soggettiva, allora è in quella costruzione che si gioca la nostra quotidianità emotiva, relazionale e mentale.
In questo articolo esploriamo questa prospettiva con l’aiuto dei principali autori del costruttivismo strategico. Un viaggio per comprendere come funziona davvero la nostra mente quando “crea” la realtà che abitiamo ogni giorno.
La costruzione della realtà: un processo attivo, non un riflesso passivo
Nel paradigma costruttivista, la realtà non è qualcosa che semplicemente ci accade. È il prodotto di un’attività mentale continua, spesso inconsapevole, che seleziona, interpreta e attribuisce significato a ciò che percepiamo. Come sosteneva George Kelly, ognuno di noi è uno “scienziato personale” che costruisce ipotesi per orientarsi nel mondo (Kelly, 1955).
Paul Watzlawick – figura chiave del pensiero sistemico e costruttivista – distingueva tra la realtà dei fatti (di primo ordine) e quella dei significati (di secondo ordine). Quest’ultima è quella che davvero abitiamo, poiché non reagiamo agli eventi, ma alla nostra interpretazione di essi.
Giorgio Nardone, proseguendo questa linea di pensiero, parla di sistema percettivo-reattivo: ogni persona filtra ciò che accade attraverso un circuito che combina percezione, emozione e comportamento. Questo sistema non registra la realtà, la produce. Non viviamo ciò che è, ma ciò che il nostro sistema – modellato dalla storia personale – ci fa vivere come reale (Nardone, 1997).


Milton Erickson, pioniere della terapia breve strategica, osservava che ciascuno vive entro i confini della propria “mappa del mondo”. Queste mappe – invisibili ma potentissime – sono costrutti mentali che ci guidano nella lettura della realtà.
A tutto questo si aggiunge il ruolo fondamentale del linguaggio, evidenziato da autori come Gregory Bateson e lo stesso Watzlawick. Le parole non sono strumenti neutri: creano la realtà che descrivono, perché influenzano il modo in cui la viviamo e ci relazioniamo ad essa.
Una realtà fatta di costruzioni (e di consapevolezza)
Se c’è un messaggio chiave da portare via da questa riflessione è questo: la realtà che viviamo non è un riflesso del mondo, ma un prodotto della nostra mente, delle nostre relazioni, delle parole che usiamo, dei significati che attribuiamo.
Siamo costruttori instancabili della nostra esperienza quotidiana, anche quando non ne siamo consapevoli. E questa consapevolezza può renderci più attenti, più lucidi, più presenti nella nostra vita.
Riconoscere che la realtà è costruita non significa negare l’esistenza del mondo “là fuori”, ma comprendere che il modo in cui lo viviamo è tutt’altro che oggettivo. È personale, unico, parziale.
E in questa costruzione, che è anche relazione, linguaggio e identità, troviamo il senso profondo di ciò che ci accade.
La realtà non è quella che ci accade. È – profondamente – quella che costruiamo.
Fonti
- Watzlawick, P. (1976). La realtà della realtà. Astrolabio.
- Watzlawick, P. (1981). La realtà inventata. Feltrinelli.
- Nardone, G. (1997). Paura, panico, fobie. Ponte alle Grazie.
- Bateson, G. (1972). Verso un’ecologia della mente. Adelphi.
- von Glasersfeld, E. (1984). An Introduction to Radical Constructivism.
- Kelly, G. A. (1955). The Psychology of Personal Constructs. Norton.
- Erickson, M. H., Zeig J. K. (a cura di). (1985). Un seminario con Milton Erickson. Astrolabio.

